DTF 8C_696/2016 del 19.09.2017 (ricorso di diritto pubblico)

Art. 3, 6, 7 LPar, art. 4 e 11 CEDAW – docenti scuola dell’infanzia Zurigo – discriminazione salariale in seguito a harmos e cambiamento competenze Cantone-Comuni

Premesse: si veda la sentenza 125 II 530, con cui è stato accertato che la differenza di salario del 25% tra docenti di scuola dell’infanzia e docenti di scuola elementare era giustificata in misura del 13% a causa di un carico di lavoro (tempo) inferiore, il 5% a causa di differenze nella formazione, mentre che era discriminatoria in misura del 7%.

In seguito ad un cambiamento nelle competenze da gennaio 2008 (passaggio dai Comuni al Cantone) con conseguente adeguamento del diritto del personale insegnante, nonché mutate condizioni quadro in seguito alla riforma scolastica (harmos), singoli e sindacati hanno chiesto di riesaminare se i salari delle docenti di scuola dell’infanzia fossero esenti da discriminazione in base al sesso. Chiedono un aumento del 15% (a 115% dell’attuale salario). Il Tribunale federale, pur dando ragione alle docenti su alcuni punti di principio, riesce a trovare motivi oggettivi a giustificazione di tutte le disparità, per cui respinge il ricorso da parte docente e conferma la sentenza cantonale che aveva integralmente respinto la richiesta.

Ammissibilità dell’azione di accertamento presentata dalle associazioni di categoria (consid. 1.4).

Irricevibilità della richiesta di aumento salariale futuro, perché è contrario al diritto federale una discriminazione salariale, non un determinato salario. Come eliminare una discriminazione rientra nella competenza del datore di lavoro. Un pagamento della differenza può essere richiesto solo per il passato, perché la discriminazione non è altrimenti correggibile. (consid. 1.5, conferma della giurisprudenza).

Osservazioni dell’Ufficio federale per l’Uguaglianza: si tratta di un rapporto di un’autorità o di una presa di posizione, che il TF apprezza liberamente, per cui non vanno stralciate dagli atti (v. già DTF 124 II 409, consid. 2). (consid. 2.3)

Consid. 3: Ricapitolazione della giurisprudenza relativa alla discriminazione salariale.
Il metodo VFA (analisi funzionale semplificata) non è uno strumento scientifico per misurare il valore di un lavoro. Oggettivamente accertabili e quindi oggetto di prova possono essere le descrizioni delle funzioni. La loro valutazione non può essere effettuata in modo oggettivo e neutrale, perché dipende dal valore che una società rispettivamente il datore di lavoro attribuisce ad un determinato compito. Un’analisi effettuata in modo non discriminatorio costituisce una base per un sistema salariale esente da discriminazioni. Se il sistema salariale si scosta a scapito di una professione tipicamente femminile dai risultati di una tale analisi, la discriminazione è presunta. (consid. 3.5).

Gli art. 5 e 11 CEDAW non conferiscono dei diritti che andrebbero oltre quelli garantiti dalla LPar, per cui il TF non entra nel merito della loro applicabilità diretta o meno (consid. 4.1).

E’ evidente che la professione di docente di scuola dell’infanzia è una professione tipicamente femminile (consid. 4.2).

Consid. 5.1-2, riassunto della sentenza cantonale.
Consid. 5.3, riassunto delle argomentazioni delle ricorrenti, con particolare riferimento al criterio formazione, perché il bachelor delle docenti SI ha ricevuto meno punti di altri bachelor (180 ECTS), in contrasto con le istruzioni del manuale VFA.
Consid. 5.4-5.5: Anche se il termine “bachelor” viene usato sia per le scuole universitarie professionali sia per le università, e anche se il numero di ECTS è lo stesso, non è detto che l’equivalenza sia raggiunta. Il fatto che la formazione delle docenti SI avvenga oggi ad una SUPSI da solo non giustifica un aumento dei punti nel criterio formazione e la definizione del diploma quale “bachelor” e relativo punteggio ECTS non permette nessuna conclusione quanto a tipo e estensione delle conoscenze e competenze acquisite.
Consid. 5.6-7: Segue il confronto con un capoufficio, anche in questo caso la differenza viene giustificata. Secondo il TF, sarebbe necessario un approccio complessivo, per cui andrebbero riconsiderati anche gli ulteriori criteri relativi a formazione ed esperienza.
Consid. 5.8: Tempo di lavoro – era stato considerato che le docenti SI lavorano solo l’87%. Secondo il TF, questo non è arbitrario, anche se esprime qualche perplessità. Un datore di lavoro può dare delle direttive circa il tempo entro cui svolgere un determinato compito e se questo tempo non basta sta al datore di lavoro intervenire, non al TF. Inoltre, sono ammissibili sistemi divergenti per corpo docente e dipendenti statali, per cui è ammissibile un confronto con docenti SE piuttosto che con l’orario normale di un dipendente statale.
Quanto alle aumentate esigenze in relazione ad oneri amministrativi, eterogeneità della popolazione scolastica, ecc. secondo il TF si tratta di esigenze che sono aumentate non solo per le docenti SI, ma anche per altre professioni (ospedali, polizia …), per cui nel fatto che non vi corrisponda un aumento di stipendio non si ravvisa una discriminazione dovuta al sesso. Anche l’obbligatorietà della SI non comporta cambiamenti di rilievo rispetto ai compiti delle docenti SI, anche perché già prima di harmos la maggior parte dei bambini frequentava la SI.

Pubblicazione della sentenza sul sito del Tribunale federale (www.bger.ch)

Commento:
come già la sentenza 8C_693/2016, anche questa sentenza lascia in qualche modo perplessi, perché anche sui punti in cui il TF dà ragione ai ricorrenti sul principio, accetta poi sempre una qualche spiegazione, giudicando la valutazione dell’istanza cantonale come non ancora arbitraria.
In definitiva, se le singole giustificazioni potrebbero essere non ancora arbitrarie, potrebbero esserlo nel loro insieme. Concetto di un approccio complessivo che il TF però applica solo al metodo di analisi usato dal Cantone, per giustificare il fatto che il bachelor venga valutato in modo diverso per le docenti SI rispetto ad altre funzioni, ma non lo applica alla propria visione. Perché se molte argomentazioni/differenze possono essere al limite non ancora arbitrarie, potrebbe esserlo il risultato finale.

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