DTF 140 I 201 del 21.03.2014 (ricorso di diritto pubblico)

Art. 8, 9, 23, 35 e 36 Cost, 10 CEDAW – rifiuto da parte di un’università di riconoscere e fornire prestazioni a un’associazione studentesca (Zofingia) che impedisce alle donne di divenirne socio; uguaglianza di trattamento; uguaglianza tra uomo e donna; libertà d’associazione; risoluzione di un conflitto tra libertà.

Questione di diritto: Può un’entità che assume un compito dello Stato (come un’università) e che è quindi tenuta al rispetto dei diritti fondamentali, negare lo statuto d’associazione universitaria e le prestazioni ad esso relative ad un’associazione studentesca di diritto privato (e quindi non direttamente legata al rispetto dei diritti fondamentali), per il fatto che la stessa impedisce alle donne di divenirne socio (consid. 5)?
Non si tratta quindi di sapere direttamente se statuto o prassi dell’associazione sono compatibili con il principio fondamentale della parità dei sessi, né di interrogarsi sulla sua facoltà, protetta dalla libertà d’associazione e dal principio dell’autonomia associativa di diritto privato, di determinare liberamente la propria composizione e di opporsi all’ammissione di una certa categoria di persone. (consid. 5)

L’università fa valere arbitrio perché il Tribunale cantonale ha sostituito il proprio apprezzamento a quello dell’università. Il TF esamina quindi (consid. 6):
autonomia dell’università: se il legislatore cantonale ha voluto lasciare all’università un ampio margine di apprezzamento in materia di ammissione di associazioni universitarie – in effetti, sulla base del diritto cantonale, l’università dispone di una certa autonomia (consid. 6.2);

in caso affermativo, se il Tribunale cantonale ha interferito in tale margine rispettivamente il diritto cantonale che lo protegge – la norma applicabile (art. 10 cpv. 1 RLUL/VD) permette all’università di qualificare quali associazioni universitarie le associazioni i cui scopi o attività si inseriscono nelle missioni e nella Carta dell’Università e i principi che quest’ultima deve rispettare. L’università è tenuta a rispettare le pari opportunità, in particolare tra uomini e donne, a tutti i livelli e adotta delle misure specifiche a tale scopo. Dato che la decisione cantonale ha per effetto di obbligare l’università a fornire delle prestazioni a un’associazione in contrasto con gli obiettivi che si è fissata vi è ingerenza nell’autonomia dell’università (consid. 6.3);

questa ingerenza è conforme al diritto oppure indebita cioè arbitraria? (consid. 6.4)
L’art. 8 cpv. 3 seconda frase Cost non si rivolge soltanto al legislatore ma obbliga anche le autorità che applicano il diritto (amministrazione, giudici). Il principio di non-discriminazione non vieta qualsiasi distinzione sulla base dei criteri di cui all’art. 8 cpv. 2 Cost, ma una distinzione basata su uno di quei criteri è presunta discriminatoria, con la conseguenza che una tale distinzione deve basarsi su motivi particolari. Inoltre, l’art. 10 CEDAW obbliga gli Stati ad eliminare la discriminazione nei confronti delle donne al fine di assicurare loro gli stessi diritti degli uomini per quanto concerne l’educazione e, in particolare, l’accesso alla formazione; di conseguenza, l’università non solo può, ma deve contribuire alla realizzazione della parità tra i sessi nel contesto educativo (consid. 6.4.2);

il Tribunale cantonale ha stabilito un giusto equilibrio tra i contrapposti interessi (consid. 6.5-6.7)?
L’università deve tener conto non solo della parità tra i sessi, ma anche delle libertà fondamentali dell’associazione, tra cui la libertà d’associazione e l’uguaglianza di trattamento tra associazioni studentesche, art. 8 cpv. 1 Cost (consid. 6.5.1) e 23 Cost (consid. 6.5.2).
Siamo quindi in presenza di un conflitto tra libertà (consid. 6.6).
Linee guida: art. 36 Cost

Invece di rifiutare il riconoscimento di prestazioni ad un’associazione che ammette soltanto studenti di un sesso limitandone quindi indirettamente la libertà e svantaggiandola rispetto ad altre associazioni, l’università avrebbe potuto adottare altre misure per promuovere la parità tra i sessi (il TF non dice quali).
Le prestazioni fornite dall’università (possibilità di tenere assemblee a dipendenza delle disponibilità, presentazione sul sito dell’università, indirizzo e-mail) sono limitate, l’università ha scelto liberamente di fornirle, e l’impatto dell’associazione, che conta pochi membri ed è attiva soprattutto in ambito festivo e culturale, è relativo. D’altra parte, dal punto di vista dell’associazione, il riconoscimento da parte dell’università garantisce notorietà e possibilità di farsi conoscere da parte degli studenti.
Di conseguenza, la bilancia degli interessi pende a favore della libertà di associazione e la parità di trattamento tra associazioni studentesche (consid. 6.7).

Il TF respinge quindi il ricorso dell’università.

Pubblicazione della sentenza nel sito del Tribunale federale (www.bger.ch)

Presentazione e discussione della sentenza in AJP/PJA 12/2014 pag. 1715 a firma di Denise Buser, che critica l’unilateralità della valutazione del TF, che procede ad un esame sotto il profilo della libertà di associazione senza mettere sulla bilancia la contradditorietà del riconoscimento da parte dell’università di un’istituzione privata che viola la parità dei sessi. Con interessanti riferimenti al riconoscimento di comunità religiose.

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